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Fisico da poeta


testi comici matrimonio - Matrimonio Arte
Tutto cominciò con questa frase, detta da Sandro, un mio amico
palestratissimo: “Ma vuoi fare un po’ di palestra, si o no?! C’hai il fisico da lanciatore di coriandoli, sembri un poeta del romanticismo, guarda la tua futura moglie come sta bene…”
“A parte che se ti fai gli affari tuoi campi cent’anni, ma che vuoi, io sono magro, elegante, pensa per te, che quando andiamo in giro sembra che ci portiamo sempre la guardia del corpo…”
Sotto casa di Lucia, la mia fidanzata, la mia futura moglie col fisico di marmo (in effetti ancora non capisco come possa essere così innamorata di me, è veramente bellissima, con quei capelli rossi, lunghi, il suo corpo slanciato, statuario, sembra Jessica Rabbit… che io sembro Roger Rabbit, purtroppo!) …sotto casa sua, dicevo, mentre parlavamo del matrimonio, chiesi, così, senza dargli molta importanza: “Amore, pensi che dovrei fare un po’ di palestra, per arrivare in forma al matrimonio?” Lei mi colpì con una delle sue dolci risposte, quelle che me la fanno amare sopra ogni altra cosa al mondo (anche se non fosse così bona com’è…), disse: “Amore, io faccio tanta palestra perché mi piace, mi fa sentire bene, ma per me tu sei così…vai bene così” “Scusa, amore, così come?” “Così… Secco, col fisico da legnetto del cremino… però va bene, ti amo per tante altre cose…”. Tornando a casa, vagamente mortificato, (neanche tanto vagamente…) mi dissi, in un impeto di decisionismo di cui mai pensavo di essere capace: “Ve lo faccio vedere io, il poeta! Da domani si cambia registro! Da domani: Palestra! Tutti i giorni, altro che fisico da corsia ospedaliera! Superman ti sposerai, mia cara, voglio il fisico da supereroe! I muscoli mi devono uscire dal colletto della camicia!”
Il giorno dopo, comprata una tuta, (…No! Non ho mai avuto una tuta, perché? Pigiami quanti ne volete, ma tute no. E allora?) sono andato a prendere Lucia dicendole che da quel giorno saremmo andati in palestra insieme.
“Perché?”, chiese lei con un leggero moto di fastidio. “Perché devi venire proprio nella mia palestra, a controllare? Non sarai mica geloso, vero?” “Geloso io? E perché? Chi ci sarà mai in questa palestra? Vengo ad allenarmi, per essere in forma al matrimonio…” “Alle nozze d’oro, vorrai dire…”
Litigammo. Lei, arrivati alla palestra, scese sbattendo la portiera e si allontanò svelta verso l’entrata; io, dopo essermi cambiato negli spogliatoi (belli e puliti, peraltro; io mi immaginavo uno spogliatoio come nel film Rocco e i suoi fratelli, e invece proprio belli…) fui affidato a un istruttore che mi trattava come un malato, un anziano…
Io, guardandomi intorno, notai principalmente due cose: primo, era pieno di donne e uomini con fisici statuari (altro che palestrati stile buttafuori, sembravano tutti modelli di Armani!); secondo, Lucia, la mia Lucia era fermata (IMPORTUNATA) da TUTTI gli uomini della palestra. Chi le sorrideva, chi le lasciava il posto sulla panca, chi si offriva di aiutarla, chi la guardava fissamente e lungamente in posti dove non si sarebbe dovuto permettere… Lei girava con un body attillatissimo e rosa che invece di nascondere (lo ammetto, in quel momento il Burka mi sembrò una conquista di civiltà…), esaltava le sue forme straordinarie facendola quasi brillare ai miei occhi (e non solo ai miei, purtroppo...).
Fu un tutt’uno: un po’ lo sforzo a cui non ero MAI stato abituato, un po’ il nervosismo, a metà di un esercizio con il bilancere e due pesi grossi come due pizzette rosse (che vergogna!) vidi il mondo che virava verso un affascinante color seppia-giallo canarino e, con molta eleganza, svenni.
Mi svegliai in infermeria, circondato da quegli uomini dal fisico perfetto che facevano a gara a essere gentili e sinceramente premurosi con me (bastardi, anche belle persone, sono!), ma soprattutto vidi Lucia… Mi teneva la mano, aveva i lucciconi agli occhi e mi chiamava, con una voce spaventata, da bambina; non c’era traccia né dell’arrabbiatura di prima né della minima vergogna per la mia brutta figura, anzi, quando le ho detto: “Sono un po’ fuori allenamento, mi sa…”, lei piangeva e rideva, e mi ha abbracciato forte…
Da quel giorno andiamo sempre insieme in palestra; lei, a quattro anni dal giorno del matrimonio è, se possibile, ancora più bella, io adesso faccio qualche esercizio, con calma, ma soprattutto mi faccio fare i massaggi, faccio la sauna, uso tutta una serie di meravigliosi modi di voler bene al mio corpo che ho scoperto in quel luogo di benessere, e quando entro, salutando tutti i miei nuovi amici dai fisici scultorei (solo loro, io continuo ad avere il mio fisico da radiografia), penso a quanto mi ero perso per tanti anni della mia pigrissima vita.

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