Racconti Comici:

La consegna


testi comici matrimonio - Matrimonio Arte
Ore 19.30 di un venerdì di giugno.In casa Blasi ferveva l’eccitazione:avevano telefonato dalla sartoria per dire che entro mezz’ora avrebbero consegnato l’abito da sposa.
Eleonora, la futura sposa, era ormai un fascio di nervi e dopo un anno di preparativi, organizzazioni, ripensamenti, crisi, indecisioni, impuntature, SPESE, era praticamente arrivata al grande giorno.
Per sabato era tutto pronto, aveva richiamato gran parte degli invitati della sua famiglia e TUTTI i fornitori che, da quei gentili professionisti quali erano, l’avevano rassicurata: “Signorina, stia tranquilla, lei non ci crederà, ma non è il primo matrimonio a cui facciamo l’addobbo floreale (e le bomboniere e fedi e il catering, la musica in chiesa, le foto, il video, ecc…), stia tranquilla e si goda questa giornata meravigliosa, al resto pensiamo noi!”
Aveva anche pianto un po’, nascosta nel bagno per non farsi vedere e non preoccupare ulteriormente mamma e zie varie, che le erano state intorno come le dame di compagnia di una principessa vagamente ritardata, che avevano assecondato (in un primo momento) tutte le sue belle pensate tipo “…E alla fine tutti in costume a fare il bagno in piscina! Che ne pensate?”
“Tesoro,” aveva detto una delle zie con il tono di un’insegnante di sostegno, “Va bene… Bella idea… Però non credi che rischiamo, dopo una mangiata come quella che faremo, di finire la serata al pronto soccorso per congestione di dieci persone, almeno? Deve essere una festa da ricordare ma non per le corse con l’ambulanza…!” “Va bene, niente bagno in piscina…”. Era stato tutto un susseguirsi di consigli, riunioni strategiche che neanche la NATO aveva mai visto, litigate pazzesche con accuse da parte di Eleonora a mamma e zie di essere “incompetenti e di non avere il minimo gusto” e dall’altra parte di “Ingratitudine e isterismo” che finivano sempre in pianti, scuse e grandi abbracci con soffiate di naso e ricordi di lei da bambina.
L’abito era stato scelto dopo aver girato tutti gli atelier di moda della città, con innumerevoli prove e sfilate da parte di Eleonora davanti a (indovinate un po’?) mamma e zie (che ormai avevano di fatto costretto i mariti a una vita fatta di pasta riscaldata, camicie non stirate e telefonate fiume dopo cena) e che sembravano ormai le sorelle Fendi tanta era la competenza e la ferocia con cui giudicavano i vestiti.
Avevano scelto infine un “abito bianco fasciante ma molto scollato con gonna ampia di tulle e stoffa dai delicati riflessi perla” con estrema soddisfazione di tutti, principalmente del povero stilista che ogni volta che le vedeva entrare in parata (Eleonora davanti, mamme e zie a coppie dietro, più SEMPRE una o due amiche del cuore di retroguardia, che entravano salutando come dottori in corsia all’ora delle visite) gli si stampava in faccia un sorriso di circostanza che loro avevano ribattezzato il sorriso “Oddio rieccole!”.
Quando il fattorino aveva suonato al citofono nella casa si era scatenato il putiferio: tutti chiamavano tutti e tutti gridavano “La porta!” e quando questa era stata aperta il giovane fattorino si era trovato davanti dieci persone che lo avevano accolto come Maradona a Napoli, lo avevano fatto sedere in cucina e offerto acqua, aranciata, vino, confetti, dolce e due volte il caffè.
Tutto questo finché un urlo dalla camera da letto aveva interrotto quella festante adozione del ragazzetto: “Oddio! Hanno sbagliato abito!!!” I sorrisi immediatamente sparirono da tutte le facce contemporaneamente e tutti guardarono il giovane come se avesse ammazzato la nonna; il giovane sgranò gli occhi per il grido, per la paura e perché il ciambellone che stava mangiando gli si bloccò in gola; le donne (quattro: mamma, zia, zia ed Eleonora) rientrarono in cucina portando il vestito tra le braccia come se fosse un cadavere, con lo sguardo omicida, carico di mille interrogativi e minacce.
“Giovane… Questo non è il vestito di mia figlia…”
“Ma non è possibile…”
Avete mai sentito quattro donne iniziare a urlare contemporaneamente con un principio di pianto in gola e un inizio di infarto in corso? Il ragazzetto stava decidendo in un attimo cosa fare, se fingere uno svenimento o fare uno scatto verso la porta d’uscita (inutile, già presidiata dalla nonna) quando il suo volto si illuminò di una speranza e disse con un filo di voce: “Ma che nome c’è scritto sulla confezione?” Dopo una brevissima e isterica ricerca gli venne urlato in faccia” Martini c’è scritto! Martini! E io mi chiamo Manzi! MANZI! MANZI!”
“ODDIO! Scusate!” disse il ragazzetto liberandosi improvvisamente dei trent’anni accumulati in quei pochi istanti “Sta Giù, il vestito, nel furgone! Martini è la seconda consegna che dovevo fare stasera! Lo vado a prendere subito!”
Gli fu tolto in malo modo il ciambellone di mano e restituita la scatola con l’abito sbagliato come si restituisce un anello a un fidanzato traditore, il ragazzetto volò a prendere il vestito giusto e tornò su ansimante.
“Si, è questo, è questo!” Disse Eleonora in una crisi semicatatonica, senza più forze…
Il giovane rimase sulla porta come in attesa di qualcosa, le zie lo guardarono e poi dissero “Se stai aspettando la mancia…TE LA PUOI SCORDARE!!! PUSSA VIA!!!” E sbatterono la porta in faccia al ragazzo, che scese mogio le scale e non sapendo quali drammi stava per scatenare e quali pericoli stava per correre continuava a dire a mezza bocca “…E vabbè, che sarà mai, un piccolo sbaglio, può capitare a tutti…”

Matrimonio Arte Consiglia: