Racconti Comici:

Mio cugino Luigi


testi comici matrimonio - Matrimonio ArteCon chi te la vuoi prendere? Colpa mia, lo so,
non mi dovevo far convincere…
Me lo avevano annunciato come fosse il più bel regalo di nozze che mi potessero fare: “E poi… (pausa come se ci dovesse essere un rullo di tamburi…). Tuo cugino canterà al tuo matrimonio!”
E io: “Gigi canta al mio matrimonio? E chi glielo ha chiesto? Grazie tante, ma adesso vediamo, io ho anche amici che suonano, per cui… ”.
Mia madre mi guardava come se gli avessi detto che al mio matrimonio avrei partecipato per telefono, mia zia con le mani alla bocca come se fosse successa una disgrazia, mio padre che scuoteva la testa e mi guardava da dietro a loro, comprensivo, già immaginando…
“Bè, vabbè, che avrò detto mai, non so se voglio che Gigi canti al matrimonio, magari canta chi sceglieremo io e Annalisa (Annalisa di solito è un forte deterrente per mia madre, le vuole un bene dell’anima e la stima sopra ogni altro, forse solo perché mi si sposa…). Deciderà lei, soprattutto…”
Dalle facce improvvisamente più rilassate avrei dovuto capire che mi ero fregato con le mie mani, e all’improvviso tutto mi fu chiaro: AVEVANO GI CHIESTO AD ANNALISA, E LEI, NON SAPENDO, AVEVA DETTO SCIAGURATAMENTE DI SI!!! “Grazie!” Aveva pigolato mia zia con i lucciconi.
Avevo tentato un’ultima (inutile) difesa dicendo: “Però un po’ decido pure io, e non credo che…”
Ma loro già parlavano d’altro; mio padre mi seguì in corridoio e, tentando di consolarmi, disse: “Magari ha imparato a cantare meglio, che ne sai, ormai ha ventidue anni, e non va più in giro con le borchie e i capelli verdi…”.
Al telefono Annalisa minimizzò, “Guarda che tua zia mi ha fatto sentire un suo cd e devo dire che canta proprio bene, ha cambiato genere, fa il melodico italiano e straniero, e poi non vuole una lira, per cui…”
In effetti risparmiare sul gruppo musicale che avrebbe suonato al ricevimento e alla festa serale lì per lì mi sembrò una buona idea… Dovevo ricordarmi di quando, a sedici anni, per fare colpo su una che mi piaceva mi ero buttato nel lago da una roccia a dieci metri d’altezza… Anche quella mi era sembrata un’ottima idea, ma che avevo pagato con sessanta giorni di gesso a una gamba, e mi era andata pure bene!

Il giorno del matrimonio era trascorso tutto in maniera pressoché perfetta, e dico pressoché in quanto Gigi aveva cantato un Ave Maria in chiesa su cui in molti avevano sollevato dubbi sia sulle parole che sulle note, ma io, emozionato com’ero non ci avevo fatto granché caso.
Eravamo rimasti d’accordo con il cugino cantante che avrebbe portato il suo gruppo di quattro elementi e una corista, tutti gratis ma, chiaramente, invitati a cena. Uno della “band” già avevo avuto modo di ammirarlo durante la messa, mentre suonava le tastiere accompagnando Gigi durante le sue sgolate al limite della blasfemia, e avevo notato che più che un giovane musicista sembrava un attempato criminale, ma a caval donato…
All’improvviso, mentre mangiavamo nella sala della villa uno splendido risotto, dalla porta centrale, annunciati da quello che voleva essere uno squillo di trombe e invece sembrava più il clacson di dieci tir in procinto di piombarci addosso, entrarono tutti i componenti della “Band di Mio Cugino” con strumentazione “portatile” e si palesarono nella loro più che discutibile acconciatura: tutti in giacca e pantaloni di lino bianco con camicia nera aperta davanti. Purtroppo il viaggio in macchina aveva “leggermente” stazzonato i suddetti capi in lino, per cui sembravano sei bulli usciti da una discussione molto animata. Dopo lo squillo di trombe attaccarono, benino, a cantare “Questione di feeling”, con la cantante, una bassetta e cicciotella simile di faccia a Wilma De Angelis, che a un certo punto, quando la canzone sale di tonalità, sembrava – si - Mina, ma mentre partoriva il suo primo figlio.
Finito di massacrare la canzone, mio cugino si mise in testa una parrucca nera e liscia, e tra battutacce dei parenti miei, cominciò a cantare, ispiratissimo, tentando di imitare Renato Zero: “…penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa…”. A quel punto, da un tavolo imprecisato, cominciò un lancio di tovaglioli annodati, che in breve si fece sempre più fitto, fino a che mio cugino, offeso e arrabbiato, smise di cantare e, corso verso un tavolo, prese suo fratello per la giacca e cominciarono a darsele di santa ragione. Li dividemmo a stento, tra reciproche accuse tra cui “Invidioso!” e “Finocchio!”
La cena, come Dio volle, finì senza ulteriori problemi, con Annalisa che minimizzava con gli altri l’accaduto ma avendomi giurato che avrebbe ucciso mia zia, quella che gli aveva caldamente consigliato “quello psicolabile con la parrucchetta nera” di Gigi.
Mentre aspettavamo la torta, vidi i miei zii confabulare con Gigi e la sua band e all’improvviso mio zio Nicola, armato di microfono, lanciò una sfida alla famiglia di Annalisa: Karaoke con giuria mista bifamiliare!
Annalisa voleva ammazzare qualcuno a caso, ma dovette fare buon viso a PESSIMO gioco, e tra un sorriso tirato e un’occhiataccia a me perché non facevo nulla per interrompere lo svilente spettacolo riuscì anche a cantare “Un’estate al mare” insieme a sua sorella Monica. La serata finì con grandi abbracci tra tutti, complice il vino e una passione comune delle due famiglie (la parte più anziana, quella che conta di più…) per Bruno Martino, di cui si cantarono, storpiandole, quasi tutte le canzoni almeno due volte e l’evidente soddisfazione di mio cugino Gigi, che divenne il beniamino della festa.
Ancora oggi Annalisa (????) mi rinfaccia di non avergli spiegato BENE a che cosa andavamo incontro.

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