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testi comici matrimonio - Matrimonio Arte
Rivedo tutto come in un film…
Al rallentatore… Io davanti alla chiesa che aspetto Marina… Intorno a me amici e parenti mi sorridono, scherzano… Mia sorella che arriva da lontano, con suo marito e sua figlia, la mia adorata nipotina Lavinia per mano… Lavinia ha tre anni, sono le undici, fa caldo… Mangia un cono al cioccolato e dalla faccia di mia sorella capisco che deve aver fatto il diavolo per costringerli a comprarglielo… Mio cognato è attentissimo che non si sporchi il bellissimo vestitino da damigella color crema… Lavinia mi vede e mi corre incontro con il passo di una donna adulta, la vedo avanzare e me la immagino fra vent’anni, bella come il sole, quando sarà lei a sposarsi… Ma Lavinia ha ancora tre anni e ha in mano qualcosa di molto più pericoloso di una bomba a mano… Vedo lei a un passo da me che si lancia per abbracciarmi, come sempre, alle gambe, vedo TUTTI i presenti capire cosa sta per succedere… E succede. Confesso, per un attimo ho pensato di tenerla a distanza con una ginocchiata… Un coro di “NO!!!” e lei è già intorno alle mie gambe, che mi abbraccia innamorata… Una macchia marrone sulla gamba destra all’altezza del ginocchio, sul bel vestito da duemila euro, su misura, grigio scuro, in un tessuto che non sono mai riuscito neanche a pronunciare, quattro prove dal sarto, a venti minuti dalla cerimonia… Panico generale. Tutti urlano, tutti se la prendono con tutti, Lavinia viene disarmata con la stessa grazia che gli agenti della CIA usarono con l’attentatore di Ronald Regan e tocca a me difenderla da sei o sette tra donne e uomini invitati che la vogliono credo pestare, lei piange disperata e non capisce, mia sorella se la piglia subito con mio cognato e poi, forse per abitudine, con me; quattro parenti donne si buttano in ginocchio davanti a me in un misto di devozione cattolica e film porno e cominciano a valutare i danni e a teorizzare soluzioni: “Il cioccolato non va via con niente!!!” dice Zia Rita con la voce disperata tipo scena iniziale di “ER medici in prima linea”, “Levati subito i pantaloni!!!” dice zia Raffaella tipo scena centrale di un film di cui non so il titolo PERCHÉ IO NON GUARDO CERTI FILM!… E poi via con le teorie assurde! “Mettici la buccia della patata!” “Ma quella è per le scottature!” “Allora facci pipì sopra!” “…Zia ma mica mi ha punto una medusa!” “Luigino, levati subito il vestito e dallo immediatamente a Fabrizio!” “A zia, Luigino c’ha sedici anni, mi arriva alla spalla, non diciamo cazzate, per favore!” “L’acquaragia!” “La Cocacola!” “E se ti sposassi in bermuda? Tagliamo i pantaloni sopra il ginocchio e facciamo un risvoltino! Originale!” “Ci sono! Venite con me!
Dice a un certo punto Nadia, mia cugina, con una sicurezza che mette d’accordo tutti quanti i grandi filosofi della lavanderia; vengo preso sottobraccio come un ferito di guerra e portato di peso in chiesa. Sotto lo sguardo molto perplesso del sagrestano vengo posizionato accanto all’acquasantiera, le mie zie e mia cugina si guardano improvvisamente serissime facendosi segni d’assenso e incoraggiamento, poi Nadia bagna un fazzoletto nell’acquasantiera e mentre lo strofina sulla macchia pronuncia con un filo di voce quella che mi sembra una preghiera… La mia fantasia, nel marasma generale mi fa già immaginare Marina che avanza al braccio di suo padre, il Sor Duilio, largo come Thor, il gigante verde dei fumetti, che piange a lacrimoni come Shirley Temple e mi guarda con una vaga minaccia negli occhi; Marina che, nonostante il velo, nota sui miei pantaloni (come potrebbe non notarla?) una macchia marrone che va da metà stinco a metà coscia e fa “quello” sguardo, lo sguardo cioè un po’ rassegnato, un po’ deluso, un po’ (un bel po’) incazzato di quando faccio qualcosa che le dà la certezza di essere innamorata di un deficiente… “Guarda!!”… Mi risveglio dall’incubo e vedo tutti i presenti guardare stupiti verso il mio ginocchio, guardo anch’io e… La macchia non c’è più… LA MACCHIA NON C’È PIÙ!!! Mia cugina Nadia si guarda intorno soddisfatta e (soprattutto) incredula… Io esco dalla chiesa e anche al sole la macchia non si vede più, completamente scomparsa, tra le urla di gioia e di incredulità di tutti… UN MIRACOLO! (Nadia da quel giorno viene trattata con sospettoso rispetto ma, di nascosto chiamata Mamma Ebe o Indesit). Ho pensato spesso, nei tre anni trascorsi da quel giorno a come possa essere accaduto quel piccolo prodigio, probabilmente frutto del caso del tipo di gelato o di tessuto, per poi accettare con un sorriso la teoria che, nella mia famiglia, è accreditata con fede assoluta: è stato un vero miracolo! Ma pur essendo scettico al riguardo, ringrazio il cielo per aver “sprecato” quella piccola grazia per me, quel giorno, soprattutto perché quel segnale così minimo ma così positivo mi fa guardare alla vita con una serenità che, nei momenti difficili, mi dà un senso di fiducia, di protezione…

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