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Attenti alle fedi


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Vi do subito due consigli: ATTENTI ALLA MISURA DELLA FEDE
NUZIALE! ATTENTI A CHI VI REGALA LE FEDI!!!
Il fatto
Le fedi ce le aveva regalate Giorgio, mio testimone di nozze, detto “Talpone” o “Poca Luce” o “Santa Lucia” per i suoi evidenti problemi di vista (ha un paio di occhiali con lenti che sembrano due vetri antiproiettile e quando se li toglie per pulirli, strizza gli occhi come Mister Magoo).
Però era andato a comprarle con Adriana, sua moglie, anche lei mia testimone di nozze (prova vivente che Giorgio ci vede poco, in quanto veramente brutta ma molto, molto simpatica e normovedente…) poi la sera mi aveva telefonato facendo una scena pietosa sulla quotazione dell’oro e sulla guerra in medio oriente che aveva fatto salire tale quotazione, per poi passare al “rinfaccio” del MIO regalo alle sue nozze che, secondo lui, era di valore molto più basso e di gusto pessimo. Dopo un po’ che lo chiamavo “Accattone”, “Furio di Magda” ed “Ex amico” ci eravamo lasciati con il solito appuntamento per giocare a calcetto il giorno dopo.
Come volevasi dimostrare, il giorno delle nozze, allo scambio delle fedi, ci vengono messi sul banchetto ben apparecchiati su un cuscino bianco lavorato all’uncinetto due tondini da carpentiere casualmente d’oro, di due centimetri e mezzo di diametro e il peso approssimativo di mezz’etto.
Ce le mettiamo alle dita e notiamo subito che sciacquano, sono cioè almeno di due misure più grandi. Appena possibile io e la mia signora (da pochi istanti) ci giriamo verso la coppia di generosi incapaci e facciamo notare mimando che le fedi sono MOLTO larghe e, sempre mimando, che lui è cieco e lei è cretina… I due si mortificano un po’, per cui alla fine della cerimonia, mentre firmano, gli diciamo che stavamo scherzando e facciamo vedere, (solo a lei, perché lui era impegnato nella firma, praticamene sdraiato sull’altare, con il naso appoggiato al registro, sudando) le fedi che fanno bella mostra di loro sui nostri anulari.
Inutile dire che i due malefici dischetti ci danno fastidio per tutto il pranzo in quanto, come dotati di una loro volontà, tentano di fuggire via dalle nostre dita e continuiamo a toccarle e farle ruotare con il pollice non vedendo l’ora di togliercele e farle stringere dal gioielliere.

Epilogo
Dopo il pranzo, i balli eccetera, a gran voce viene richiesto il lancio del bouquet da parte della sposa.
Quindici donne dai venti ai trenta anni si affollano a una decina di metri da mia moglie di spalle, chi fingendo disinteresse, chi concentrata come alla partenza della maratona alle olimpiadi.
Ci sono anche due cinquantacinquenni pluridivorziate e due precoci bambine di undici anni, nella mischia. “Meno tre due uno… Via!!” Parte il bouquet e parte l’assalto tipo lancio di viveri in zona disastrata da parte di TUTTE le donne, anche un paio di sposate entrano nel gruppone lacoontico che si dibatte nel prato tra grida di guerra.
“Fermi tutti!” dice Annalisa, mia moglie (ormai da qualche oretta). “Insieme al bouquet ho lanciato pure la fede!!”
Parte una corsa all’oro che neanche nel far west, centocinquanta persone più venti camerieri (guardati a vista, si fa per dire, da Giorgio che non si fida…) tutti a pecoroni per terra a frugare tra l’erba, incuranti di abiti costosi e cappelloni da regina madre. La povera vincitrice del bouquet si aggira anche lei carponi per il prato della villa stringendo in mano ben saldo il suo trofeo, quando (ma che fortuna, la ragazza!) urla “ECCOLO!!!”
Gioia e tripudio, la giovane viene portata in trionfo e ridà l’anello alla mia sposa come se consegnasse un ex voto alla madonna nera di Cestokova, Adriana e Giorgio piangono dalla gioia per lo scampato pericolo di dover ricomprare una fede…
Io faccio la fila al bagno per lavarmi le mani come tutti gli invitati.
Mi insapono le mani.
Le metto sotto il getto d’acqua per sciacquarle.
Sento un terribile tintinnio.
Vedo la fede girare in bilico nel lavandino come la pallina della roulette russa, sempre più vicina allo scarico.
Inseguo con la mano lo stupido cerchietto d’oro che è sempre un centimetro in anticipo.
VEDO LA MIA FEDE SCOMPARIRE NELLO SCARICO DEL LAVANDINO.
La recuperammo, con un simposio di quaranta uomini intorno a un lavandino, tutti improvvisamente espertissimi idraulici. Tornammo però a casa sporchi e soddisfatti, come veri uomini.

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