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Giungla Story


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Primo giorno
Cara signora, fortuna che ho imparato a scrivere al computer, qui nella giungla tropicale l’unica cosa a disposizione inventata nell’ultimo secolo è proprio internet. Per il momento, dallo spazzolino da denti al cellulare, tutti gli oggetti personali sono finiti nella gola a pochi chilometri dal nostro villaggio. Ieri sera suo figlio Alfio, quando ha visto l’aeroplanino che ci precedeva carico dei bagagli di tutto il nostro gruppo, un aeroplanino rosso, ugual uguale al nostro che all’ultimo scalo del viaggio avevano invece riempito solo di noi passeggeri, ha detto: “Se in mezzo a questa gola ci passa lui vedrai che ci passiamo pure noi”. Ma quello in mezzo alla gola non ci è passato. “Happens” ha detto lo steward mentre anche il nostro pilota senza cambiare rotta attraversava la medesima gola e alla stessa altezza. Abbiamo guardato sotto e di aeroplanini rossi, uguali uguali al nostro, tutti attorcigliati, là sotto ce ne erano altri cinque e intorno decine e decine di valige. Certo deve essere proprio una gola difficile. Infatti il suo Alfio ha commentato: “Però questi piloti locali sono proprio bravi. Solo che quando sono a pieno carico ondeggiano un po’ e allora c’è il rischio che tocchino le pareti della gola, per questo sapientemente dividono passeggeri e bagaglio”. E sì, Alfio ha proprio ragione, infatti l’ha spiegato pure agli altri passeggeri.


Secondo giorno
Per i vestiti non c’è stato problema, infatti una volta al mese parte una spedizione di locali, che con grande fatica va a recuperare un poco di valigie, almeno 5 o 6 per spedizione. L’ultima volta hanno recuperato delle valige che sicuramente appartenevano a una comitiva di giapponesi che era venuta in vacanza circa una settimana fa. Per fortuna che Alfio prima del matrimonio si è messo un poco a dieta, così la maglietta più grande che abbiamo trovato almeno fino all’ombellico gli arriva. Qualcuno si è un po’ schifato perché si tratta di utilizzare spazzolini da denti di persone giapponesi sconosciute, allora Alfio per sterilizzarli ha messo a bollire dell’acqua e ce li ha buttati dentro tutti insieme. Però non aveva previsto come tirarli fuori da quell’acqua bollente. Così gli spazzolini si sono accartocciati su se stessi e così… E mica Alfio può pensare a tutto!


Terzo giorno
Ieri la signora di Padova, quella cicciona che si sta finendo tutte le scorte di biscotti del villaggio, ha detto piangendo al povero marito: “O recuperi la mia valigia oppure torno a casa a piedi”. Alfio infatti (quando si è fatto carico della distribuzione dei vestiti) per la signora aveva pure cercato un paio di mutande più grosse!, ma niente da fare e per consolarla le aveva fatto vedere come ottenere lo stesso effetto con un lenzuolo giustamente fatto passare tra interno cosce e fianchi e poi fermato con una spilla. Domani i più volenterosi partono in una spedizione per tentare il recupero di almeno una valigia occidentale.


Quarto giorno
Questa mattina la spedizione non è partita perché la guida, che poi è lo stesso indigeno che faceva lo steward sull’aereo, che cucina per noi e rifà le stanze, stanotte è morto strangolato. Il direttore del villaggio, che parla pure un poco di italiano, ci ha spiegato che quegli animali esotici che la mattina al risveglio troviamo dentro alle capanne (debbo dirle signora veramente carine e suggestive) nelle quali alloggiamo, bene!, questi animali non è che ogni mattina sono ognuno diverso dall’altro per puro caso ma sono sempre i soliti dieci, tenuti nelle gabbiette poco oltre la staccionata e nascosti dalle piante. Così a rotazione il povero uomo ogni mattina ne metteva uno diverso in ogni capanna. A chi un giorno il pappagallo, a chi il lucertolone e così via fino a fare il giro completo per tutti i clienti così da farci provare il brivido della sempre diversa presenza esotica al nostro risveglio. Infatti ai più scettici Alfio ha spiegato: “Ma che truffa, signori!, ricordate che noi qui siamo trattati come dei re e questi fanno del tutto per farci divertire”. Alfio è proprio un signore, l’ho sempre detto io.


Quinto giorno
Questa mattina all’alba siamo andati tutti al funerale del povero strangolato. Dicono che andava seppellito al più presto, secondo la tradizione, e aveva ancora stretti intorno al collo due o tre giri di anaconda. Sì il serpente che per sbaglio nel buio del primo mattino ha preso purtroppo da una delle gabbie oltre la staccionata, una di quelle però che non deve essere mai aperta. Dicono che la morte sia stata breve perché l’anaconda stringe forte forte. La signora cicciona che con tutti quei biscotti che si mangia è l’unica del gruppo che riesce a ingrassare, si è chinata nella fossa per lanciare un fiore al defunto, ma sul piegamento la spilla del mutandone da fachiro suggeritole da Alfio non ha retto, e così non abbiamo capito se piangeva per se stessa o per il poveretto nella fossa.


Sesto giorno
Suo figlio Alfio, il marito della padovana, e un bambino di 11 anni figlio della nuova cuoca del villaggio che è stato promosso dal direttore come nuova guida, in attesa del sostituto dello strangolato, sono partiti a caccia di valige.
Sono tornati da poco, hanno portato con loro una valigia verde texana piena di capi extra-large. Alfio ha appena finito di distribuirli.


Settimo giorno
Per fortuna domani si riparte. Per carità il posto è bellissimo e qui tutti si sono fatti in quattro per noi, solo che nella valigia che Alfio ha recuperato c’erano delle foto piuttosto compromettenti. Infatti evidentemente il francese della capanna numero tre deve essere poco fedele alla moglie sposata solo un anno fa. ormai confermato che gli aeroplanini si schiantano nella gola non solo prima dell’arrivo ma anche dopo la partenza. E lui un mese fa, diciamo durante il suo ultimo viaggio di lavoro, con una delle due signore extralarge della coppia texana proprietaria della valigia ha evidentemente avuto una storia d’amore proprio qui nella giungla.
Come confermato dalle foto che girano per tutto il villaggio. L’infedele ha confessato ad Alfio che la storia ce l’ha avuta sì, però in un altro villaggio più lontano perché mica avrebbe rischiato di portare moglie e amante nello stesso posto. Ma gli aeroplanini passano tutti per quella gola… E Alfio dopo aver impedito alla francese di uccidere il marito, l’ha momentaneamente chiusa nella gabbia che fu dell’anaconda (Alfio sa come reagire a certe situazioni) e ora si sta occupando di fasciare la ferita al fianco che la gelosa infuriata ha giustamente provocato al marito. Per fortuna la padovana adesso indossa un paio di mutande della sua misura e ha ritrovato il coraggio di uscire dalla capanna, così almeno quest’ultimo giorno di vacanza se lo fa tranquilla pure lei.

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