Racconti Comici:

La rissa


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Mia Zia Rosa domenica scorsa, dopo pranzo, ha cominciato
a raccontarci del suo matrimonio.
Si sposava con zio Francesco, che io, da che mi ricordi, ho sempre visto girare per casa.
Erano i primi anni settanta, erano innamoratissimi e volevano fare le cose in grande, per cui niente ristorante, troppo normale, solito, banale: “Affittiamo una bella villa e facciamo venire cuochi e camerieri lì.” “Avete preso in affitto una location e contattato un catering!” dico io…
“Si, adesso li chiamate così ma, all’epoca, nessuno lo aveva mai fatto!”
Mia madre già rideva a crepapelle, buttata con la testa sul tavolo dicendo ogni tanto “Ohi ohi, ohi ohi!!!” Zia Rosa la guardava male ma già sorrideva…
“Non sai che cosa è potuto succedere! La tragedia sfiorata! Me lo ricorderò finché campo…”
“Ohi ohi… Ohi ohi!!! Me la faccio sotto!!!… Ohi ohi…” (Mamma mia…)
“12 luglio, 45 gradi all’ombra” prosegue Zia Rosa, ”centotrenta invitati che dalla chiesa arrivano tutti insieme con le macchine in fila indiana all’ingresso della villa affittata tramite un amico di tuo zio. Una cinquantina di macchine bloccano la via dei Laghi; dietro una fila paurosa che arriva probabilmente a piazza del Popolo, tutti che suonano i clacson, parolacce. Zio Peppe scende dalla macchina e tenta di fare il vigile, risultato: viene quasi alle mani con tre energumeni dei castelli romani e poi si spintona con Nello, suo fratello, che finisce per dare ragione ai tre. Li fermo io mentre si azzuffano tra loro e mentre i tre frascatani fanno il tifo (per Nello, chiaramente). Quasi in lacrime riesco a sedare la zuffa. Dentro, nel piazzale sterrato in cui noi (previdenti!) avevamo detto di parcheggiare tutte le macchine, si è creato un ingorgo mostruoso, peggiorato dalla terra che si è alzata e non fa vedere più niente a nessuno; e pure li è tutto uno “Spostati imbecille! - Ah, ma sei tu, zio? -Scusa - Ma levate de mezzo - Se volemo sbrigà, c’ho fame! - Ma chi so questi, parenti dello sposo? Nun sanno guidà - Aho!! Fai retromarcia!” e via così… Dopo venticinque minuti di baraonda, tutti sudati e nervosi arrivano davanti ai tavoli degli aperitivi guardandosi male e bevono come cammelli. Non acqua, ma vinello fresco a stomaco vuoto, per cui dopo dieci minuti sono tutti ferocemente ubriachi, comprese nonne e bambini. Ci sediamo a tavola.Il pranzo va bene poi, mentre si aspetta la torta in una baraonda di chiacchiere e risate, tutti i maschi della famiglia cominciano a congratularsi con tuo zio (mio marito cioè) con grandi pacche sulla schiena e battute un po’ pesantine sulla notte che si avvicinava, e poi, come per farsi perdonare, si avvicinavano a me che avevo venticinque anni ed ero un amore, e giù a baciarmi commuovendosi, dicendo... quanto eri carina da piccola, quanto sei bona adesso; e tutti che mi baciavano, e all’improvviso, dal bagagliaio di una macchina, è spuntata una cosa che ha assolutamente messo tutti i maschi d’accordo… Un pallone!
Morale della favola ne è venuto fuori un torneo: scapoli della mia famiglia contro ammogliati della loro e poi la vincente contro la vincente della partita scapoli loro contro ammogliati nostri. Era quasi buio quando, ai rigori, Gigi, il figlio di zia Mariuccia, della squadra degli ammogliati loro che era in finale contro gli ammogliati nostri, manda fuori il rigore decisivo scatenando due opposte reazioni: la nostra famiglia che urlava e si abbracciava come se avesse vinto i mondiali, in lacrime, portando in trionfo tuo padre che stava in porta, e la famiglia di tuo zio Francesco, LUI COMPRESO, che inseguiva Gigi per picchiarlo, lo raggiungeva e LO PICCHIAVA, mentre il padre gli urlava “Non sei mio figlio! Non sei più mio figlio!!!” E io piangevo in un angolo, per il mio matrimonio che pensavo fosse stato così brutto…
Questo è stata la festa del mio matrimonio… Ti rendi conto?
Eppure tu non ci crederai, ma le nostre famiglie da quel momento sono state unitissime. Cene, alla partita insieme, Natale e tutte le feste a casa di qualcuno di noi, sempre circondati di parenti, amici… E ancora oggi ricordano ridendo, con nostalgia, quell’assurdo matrimonio… E io ho capito una cosa con gli anni, ho capito che c’è qualcosa di magico nell’unione di due persone, di due famiglie, qualcosa di già scritto da qualche parte, in cielo, non so… E quello che pensavo fosse stato il matrimonio più brutto della storia in realtà ha creato un mondo di affetti, di amicizie, di persone che si vogliono bene, che sono importanti gli uni per gli altri…

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