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Non solo fedi


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Tutto cominciò il 14 febbraio 2011 con una e-mail…
Cara Marta,
amore mio, ti scrivo questa lettera perché voglio evitare di litigare soltanto un mese dopo il giorno del matrimonio.
Non ti preoccupare, non è niente di grave (spero!), però ammetto che sono un po’ angosciato all’idea che tu la prenda male…
Te lo dico subito: ti prego, FAMMI TOGLIERE LA FEDE DAL DITO!
Mi stringe, mi dà sempre fastidio, lavoro male, me la sto sempre a toccare e ruotare intorno al dito, mi sono tutto infiammato, ho preso infatti l’abitudine di leccarmi l’anulare e soffiare per avere un po’ di refrigerio (ma sarà oro? Io sapevo che l’oro è anallergico!).
Lo sai quanto ti amo, lo so che è passato un mese esatto dal giorno del nostro matrimonio, forse mi si sono ingrassate le mani, o forse il fatto che IO CON LE MANI CI LAVORO, ci sudo e proprio non la sopporto più! Tu mi devi fare il favore di non prenderla male ma se non me la tolgo prima o poi me la taglio con la tronchese! Grazie!
Tuo, Luciano.

Caro Luciano,
fammi capire bene…
Ti ho visto mettere per anni pantaloni stretti, molto stretti in una zona in cui credo il fastidio sia molto maggiore; ti ho visto andare a giocare a pallone con gli amici tuoi dopo dieci ore di cantiere, stanco come un animale, “Eh, ma come faccio, ormai mi aspettano, sennò sono dispari…”, ti ho visto tornare con le vesciche alle mani, ma non per aver lavorato, ma per aver giocato a racchettoni sulla spiaggia per due ore ininterrottamente con quel DEFICIENTE di Luca amico tuo per fare i piacioni, ti ho visto alzare in piena notte per partire e andare a fare il tifo dall’altra parte d’Italia, 940 chilometri in una sola domenica!!…
E ora tu mi vieni a dire… Tu, quell’uomo capace di così stoiche imprese, un uomo che mi ha sempre detto “E che sarà mai!”, un maschio capace di tante rinunce per la sua squadra, per i suoi amici, per essere vestito sempre al meglio, (anche a scapito della sua virilità), quest’uomo non sopporta, dice, il simbolo stesso del nostro amore, gli dà fastidio al ditino, glielo infiamma, poverino…
Lucianino, amore mio, sappi che se ti presenti a casa senza la fede al dito, non potrai più metterla, quella fede,
PERCHÉ TE LO STACCO CON UN MOZZICO, IL DITO!!!!
Tua, Marta.

Stimata consorte,
non capisco… Invece di riconoscere e apprezzare la mia sincerità vengo trattato in questa maniera! A parte l’ironia di bassa lega sulla mia virilità: non vorrei dire, ma mi sembra che tu, (e non solo), abbia sempre apprezzato!
Ma prendersela poi con i miei amici, con un hobby tanto innocuo come il calcetto tre volte a settimana, prendersela con Luca, il nostro testimone di nozze per la nostra passione comune per lo sport (non facciamo i “piacioni”, come dici tu, sfoghiamo la nostra virile e giovanile prestanza! Cosa che, peraltro non farebbe male neanche a te, che stai mettendo su un po’ di ciccetta!) Ma soprattutto: non toccare la mia squadra del cuore, non ti azzardare!!! A me dà veramente fastidio questo cavolo di anello!
Me lo levo, carina, me lo levo quando voglio! E non sarai tu a impedirmelo, né con la tua pietosa ironia né con le tue risibili minacce!
Tuo? Luciano

Egregio sig. Lancetti Luciano,
mio carissimo EX marito, in che senso, di grazia, quel suo (e non solo)??? NON SOLO???????NON SOLO??????? NON SOLO????????
Sappia darmi AMPIE e SODDISFACENTI e IMMEDIATE spiegazioni a questa affermazione, essendo queste molto probabilmente le ultime parole che riuscirebbe a dirmi di persona e non tramite l’avvocato Frinolli Gianmaria, mio amico carissimo NONCHÉ EX SPASIMANTE!!!
Temporaneamente ancora sua,
Marta

Come va a finire lo potete ben immaginare…
Luciano dopo neanche sei minuti era sotto l’ufficio di Marta e salendo le scale a tre a tre si presentò nell’ufficio dove la trovò piangente e circondata da colleghe che lo guardavano come fosse un assassino. Lui si avvicinò e con la faccia del cane che ha sfondato a morsi il divano nuovo tirò fuori dalla tasca una collana d’oro bellissima dicendo “Certo che abbocchi proprio a tutto, amore mio! Grazie per questo primo stupendo mese!”
Lei si alzò e lo abbracciò tra i guaiti di gioia e di commozione delle colleghe che piangevano come a “C’è posta per te”.

P.S.
Luciano ancora ha la fede al dito, e ancora gli dà un fastidio bestia.

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