Racconti Comici:

Usa e getta


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Una bella pensata… Ci sono momenti nella vita
in cui potresti affrontare il futuro in maniera semplice, tradizionale, tranquilla, e invece (maledizione) dentro di te si insinua un pensiero piccolissimo, pericolosissimo, infamissimo, che nasce di solito al bagno mentre ti fai la barba (o peggio…) e di solito si nasconde dietro quella che comunemente viene chiamata: un’idea straordinaria, nuova, creativa…
Allora la sera, mentre mangi una pizza con la tua futura sposa, la rendi edotta di quello che la tua mente creativa, come un novello Da Vinci, ha partorito: “Amore ma se, invece di farci fare le fotografie dal fotografo come fanno sempre tutti, noi distribuiamo tante macchinette fotografiche usa e getta agli invitati, sai quante fotografie originali avremmo? Sarebbe come far raccontare a ogni ospite come lui o lei hanno visto la cerimonia, il pranzo, la festa, insomma! Che te ne pare?” Ora, se lei avesse risposto: “Ma come ti vengono certe idee, imbecille? Certe volte penso che mi sto sposando uno psicopatico! Un’altra di queste belle pensate e mando tutto a monte!” Bè, ci saremmo risparmiati tutto quello che ne è conseguito, invece lei, che ti ama nonostante tutto, non solo prende in considerazione l’evidente sciocchezza, ma, cosa tipicamente femminile, in sette minuti già ha contattato una sua amica che lavora in una cartoleria che vende “anche” macchinette fotografiche usa e getta, ha disdetto con grazia l’appuntamento dall’onesto fotografo professionista consigliato da un amico, ha telefonato a due amiche (evidentemente entusiaste della scemenza, visti i gridolini di entusiasmo che senti dall’altro capo del cellulare), per dirti infine: “Domani passi a prendere centoventi macchinette usa e getta da Carola a Via Casilina 29.876, te le fa trovare dentro uno scatolone e paghiamo soltanto quattrocentoottanta euro…più iva.”. “Ammazza! Pensavo di meno… Comunque…” E già il dubbio si insinua nella tua mente, che, riportata sulla terra dai cinquecentosettantasei euro (perché l’iva io NON me la scarico…) comincia a mettere meglio a fuoco quella che, se non fossi nel marasma emotivo-finanziario dell’organizzazione del matrimonio, apparirebbe immediatamente per quello che è, cioè: una caz…! Il giorno del matrimonio, con un’idea (carina) di Annalisa, la mia futura moglie, le suddette macchinette vengono messe all’entrata della chiesa come un’allegra montagnetta su di un tavolino coperto da una tovaglia bianca e con fiori uguali all’addobbo (non vorrei sembrare attaccato ai soldi, ma sessantacinque euro per un otto fiori anche sul tavolino porta montagnetta mi sembrano veramente un’esagerazione, comunque…). Primo risultato: le macchinette sono impacchettate con cartoncino, quindi gli invitati entusiasti le scartano, davanti alla chiesa c’è un solo cestino per l’immondizia che si riempie immediatamente e poi il cartone dilaga intorno, e portato dal venticello estivo, si sparpaglia in tutto il piazzale davanti alla chiesa scatenando le proteste, in un dialetto incomprensibile, del viceparroco. Le macchinette fotografiche sono con il flash, quindi TUTTI gli invitati, quando vengono a salutarmi, mi scattano una foto; al quarantesimo flash sparato in faccia da mezzo metro io sono completamente cieco, vedo stelline dappertutto e non riconosco la gente che mi saluta, la quale rimane un po’ male.
Mi rendo conto anche di altre due cose: mio zio Peppe ha tutte le tasche piene di macchinette fotografiche, il che, visto che non ha mai fotografato in vita sua, non mi lascia tranquillo sul risultato; i bambini scattano foto ad altezza inguinale, si fotografano le scarpe, usano la macchinetta come fosse una pistola, leccano l‘obiettivo (non so perché, ma lo fanno quasi tutti…).
All’interno: aspetto la mia sposa, la quale entra in un tripudio di flash che fanno sembrare l’entrata in chiesa di Annalisa quella di Mike Tyson nel ring del Caesar Palace di Las Vegas, lei un po’ si stranisce.
Altra cosa che succede, gli invitati vengono presi dalla sindrome del paparazzo, per cui, a metà cerimonia, il sacerdote è circondato da zie, cugini e amici che vogliono fotografarci “da davanti”, finché il sacerdote si arrabbia e li caccia in malo modo.
All’uscita, al lancio del riso, ancora scatti a mitraglia, e oltre al riso riceviamo, io sul naso, lei su un sopracciglio, due macchinette fotografiche, goffamente partite insieme a una manciata di riso (spero!...).
Al ristorante tutti hanno finito le trentasei foto contenute nella usa e getta, per cui se non fosse stato per qualche previdente parente con macchina fotografica digitale, tutta quella parte sarebbe andata persa, comunque…Quando abbiamo fato sviluppare le foto, (tramite un amico, sempre quattro euro a rullino, totale sempre quattrocentoottanta euro, sempre più iva…) le foto “decenti” su un totale di quattromilatrecentoventi, saranno state si e no trenta, il resto erano: particolari inquietanti dei nostri visi e di quelli degli invitati, foto lontanissime di noi due seduti al banchetto in chiesa, sfocate, storte, semicoperte da nuche di quelli seduti davanti, tutte le scarpe indossate dai ragazzini e un paio di foto molto osé del sedere di qualche buontempone (sospettiamo zio Peppe e zio Nello) scattate di nascosto nel bagno…

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