Corso Prematrimoniale


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Qualcuno scherza e dice che l’unica cosa “prematrimoniale” permessa dalla Chiesa sono i corsi! A parte gli scherzi, il corso è diventato ormai obbligatorio. La parola non suona benissimo, tuttavia quando io inizio un corso (credo di aver preparato al matrimonio qualcosa come trecento coppie di fidanzati), lancio sempre una sfida: oggi non vi va di stare qui, ma l’ultimo giorno vi dispiacerà andarvene! Dio mi perdoni la scarsa modestia, se dico che quasi sempre è così. Fare un corso è formarsi. Questo è fin troppo ovvio. Il matrimonio è un sacramento, l’unico dei sette nel quale il prete è solo un testimone. I ministri del sacramento, ovvero quelli che ne sono non soltanto l’oggetto ma la sostanza, sono gli sposi. Prima di assumersi una simile responsabilità occorre sapere che si va a fare. E qui sta il punto. La maggior parte di chi si iscrive a un corso non sa cos’è il matrimonio cristiano. Parla di “matrimonio in chiesa” o di matrimonio con fiori e musica (oggi sono optionals forniti anche dai sindaci e assessori) o di matrimonio che fa piacere alla nonna (spesso manco alla mamma). Ma non sa quant’è serio ciò che va a fare. Ricordo che durante un corso una ragazza disse subito che aveva una gran paura di sposarsi. Ebbene, tutto il corso andò avanti ad analizzare alcune delle sue paure, che erano in realtà di tutti. E fu una cosa bellissima: tanti scoprirono che la paura è la cosa più sana dell’uomo ma che c’è qualcosa che aiuta a vincerla. I corsi hanno diversa durata. Vanno dai sette ai quindici incontri. ? giusto chiedere, quando ci si iscrive, quali saranno di massima i contenuti. E chi saranno gli autori. Spesso è solo il prete. Questo capita quando è una persona capace, comunicativa, di sostanza. Grazie al cielo, ce ne sono ancora così. Più spesso il prete si fa aiutare da un’èquipe. Si tratta in genere di sposi anziani, talvolta con molta esperienza, altre volte invece di neosposi, che vengono a dare una testimonianza di cosa è stato il passaggio di stato. Del perché, cioè, valga la pena sposarsi. Lo scopo del corso è uno solo: comunicare quanto è bello fare una famiglia e farla con fede. Sciocchezze? Musiche già udite? Tutt’altro! C’è una grande verità, con poche eccezioni: chi ama tende a unirsi all’amato. E tende a farlo per sempre. Sapere già che non è come me, che è diverso da me e che potrebbero sorgere dei problemi, non significa che l’amore sia un’illusione. La vera illusione è credere di farcela da soli. ? la titanica presunzione di non aver bisogno di nessuno. La Chiesa da sempre dice che l’amore è fedele, di natura sua, cioè non sporca la sua bellezza con tradimenti, e se lo fa si pente. Che è per sempre, cioè rifugge dal mettere alla prova ogni sentimento, come si fa al supermercato con una marca di detersivi nuova. E che è fecondo, cioè non si divide ma si moltiplica. Queste cose, antiche e sempre nuove, vengono dette al corso. L’efficacia sta non solo nel dirle, ma nel proporle in modo non aggressivo ma condiviso. Attraverso un confronto che non sempre parte (talora fa fatica, perché parlare di sé è difficile) ma che comunque rassicura tutti: ciò che vivo io e sento io, lo vivono e lo sentono anche gli altri. Spesso nel corso ci sono il medico, lo psicologo, l’avvocato. Di per sé non servirebbero, ma spesso sono laici in gamba, credenti, persone che trattano cioè la materia, sapendo di trattarla davanti a Dio. Spesso inoltre i fidanzati li prendono come punti di riferimento anche per dopo il matrimonio. Pensiamo, per esempio, a un terapeuta che sappia trattare bene la materia della comunicazione dentro la coppia, oggi la cosa forse più generatrice di ansia. O pensiamo a un bravo medico, che sappia tranquillizzare quelli che di fronte ai problemi di salute vanno in crisi. Il corso serve anche per ricominciare a pregare. Pregare è l’attività più bella e innocente dell’uomo. Non è una lista di domande, è piuttosto una lode a Dio che fa stare meglio il cuore. E che ottiene le certezze che nessuna umana strategia e nemmeno le relazioni umane più vere possono ottenere. Io prego con semplicità con le coppie. Alla fine del corso chiedo loro chi si vuole confessare, celebro con loro una Messa, qua e là ripropongo sempre alcune certezze della fede, anche se c’entrano poco con la vita di famiglia. Il corso aiuta sempre a rivedere la propria vita nella Chiesa. Arrivano spesso persone arrabbiate con la Chiesa, o solo deluse o intimidite o ostinatamente polemiche. Hanno quasi sempre ragioni da vendere e io do loro sempre la parola. Ma quando si accorgono che la Chiesa è questa, cioè il popolo di Dio, la comunità dei cristiani che continua l’opera di Gesù e che non è assatanata di soldi o di potere, allora sembra che cada da loro un grande peso. E in genere proprio questi diventano per me ottimi amici. Insomma il corso non fa male. Esige tempo, è ovvio, rinuncia a qualcos’altro, ma se penso a quanti (inutili) stages di perfezionamento vengono imposti nel proprio lavoro, mi vien da dire che un bello stage sulla fede fa davvero un gran bene! Don Paolo Tammi

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